Come voleremo dopo il coronavirus?

Uno dei settori che sta subendo i più grossi danni di questa pandemia è sicuramente il settore del turismo, che comprende un pò di tutti, B&b, hotel e anche per una grossa fetta le compagnie aeree.

Oggi mi dilungo particolarmente su questo argomento: come voleremo dopo il coronavirus?

Il settore aereo sarà quello che dovrà essere maggiormente rivoluzionato, al termine del lockdown, dopo decenni di espansioni delle low cost, riduzioni tariffarie e analoghe contrazioni degli spazi fra i seggiolini.

Le compagnie dovranno ripartire da zero, rivedere le vecchie procedure e progettarne di nuove: largo al termo scanner agli imbarchi, guanti e mascherine per i passeggeri, imbarco coi soli “finger”, posti contingentati e assegnati ad adeguata distanza, sanificazione frequente, pasti rigorosamente sigillati, pulizia e sterilizzazione degli ambienti a fine volo.

File interminabili di passeggeri al check in… scordiamocele.

 

IN ITALIA

In Italia si parla di:

  • misurazione delle temperature con il termoscanner sia per coloro che sono in partenza e per coloro che atterrano
  • installazioni di dispenser di gel igienizzanti
  • obbligo del distanziamento anche sull’aereo
  • obbligo delle mascherine e guanti per tutti i passeggeri e anche per tutti i Cabin Crew
  • sanificazione pre e post-partenza (questo viene già fatto ma credo sicuramente verrà rafforzata la pulizia).

Queste sono fra le misure previste nella bozza di lavoro del ministero dei Trasporti alla cabina di regia della Fase 2.

Per la task force di Vittorio Colao il trasporto aereo rientra –assieme al settore sanitario e a quello sociale dell’assistenza alle persone- tra le attività ad alto rischio: quelle, per intenderci, da “bollino rosso” per le quali il ritorno alla normalità sarà molto più lungo e complicato rispetto ad altri settori.

 

RYANAIR

Dall’altra parte d’Europa, la compagnia aerea irlandese Ryanair e il suo vulcanico AD Micheal O’Leary si oppongono strenuamente.

“Ryanair non può fare soldi con un tasso di riempimento del 66%, non possiamo lasciare liberi i posti di mezzo, non si garantisce ad ogni modo una distanza sufficiente”.

Incalza dicendo anche “un’idea stupida, che non porta a niente”.

ÒLeary ha anche avvertito il governo irlandese che se introdurrà questa regola, “o pagherà lui per il posto di mezzo oppure semplicemente non si volerà”.

La compagnia, tra le misure che predilige, è per l’introduzione del controllo obbligatorio della temperatura dei passeggeri e per l’uso delle mascherine.

 

EMIRATES

Per contro, la compagnia aerea Emirates è da tutt’altro capo del filo. Il 15 aprile, nell’aeroporto di Dubai, è stata  effettuata una prima prova di screening tramite esami del sangue rapidi per testare al Covid-19 i passeggeri in partenza verso Tunisi.

L’esame, effettuato dalla Dubai Health Authority direttamente nell’area check-in del Terminal 3, ha fornito il risultato in 10 minuti. Adel Al Redha, Chief Operating Officer di Emirates, ha dichiarato che la compagnia, dopo questo primo esperimento, ha intenzione di aumentare le capacità di test nel futuro e quindi di estenderle anche ad altri voli: tutto questo per fornire una conferma immediata per i passeggeri che viaggiano in paesi che richiedono i certificati di test COVID-19.

Secondo quanto si legge in una lettera indirizzata dal direttore per lo Sviluppo delle Rotte, Neil ÒConnor, agli aeroporti italiani, il vettore nel riprendere il servizio, “darà priorità” agli scali che assicureranno “zero tasse (di atterraggio e aeroportuale, ndr)” tra maggio e ottobre, “zero tassa di atterraggio e tassa aeroportuale ridotta del 50%” tra novembre e marzo del 2021 e “tassa aeroportuale ridotta del 50%” tra aprile e ottobre 2021.

Quello che è certo è che tutte le compagnie aeree hanno perso milioni e milioni di euro in questi ultimi mesi, pensate che tenere a terra un aereo costa 50.000€ al giorno… Le stime sono tragiche.

Ci auguriamo tutte le attività, comprese il turismo, ripartano al più presto.

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